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I lombardi sono gli amatori più passionali d’Italia. E non solo quelli giovani, diciamo intorno ai 30 anni, ma anche quelli sui 60. E’ quanto risulta da una ricerca condotta da Astraricerche. L’“indice desiderio-passione” rilevato nella regione è tra i più alti d’Italia, prima di Piemonte e Val d’Aosta, a smentire che sono gli uomini del Sud i più calienti. Per tutti il sesso è bello soltanto se il partner è coinvolto e se c’è spontaneità. Dall’indagine, però, risulta anche che i lombardi sono amatori maturi, che non temono di parlare di malattie sessuali e che affrontano eventuali “disfuzioni” insieme al partner anche perché per l’81% degli intervistati, da Milano a Bergamo fino a Pavia, la felicità della coppia passa anche da un buon sesso in cui entrambi i coniugi sono soddisfatti. E così, in caso di problemi, la donna finisce per essere un elemento cardine nella soluzione. Parola anche di medico, il professor Giovanni Colpi, direttore di Urologia dell’ospedale San Paolo: «Molti disturbi sono curabili, basta una pillola al giorno e da me invece di uomini da soli, spesso si presentano coppie unite e affiatate».
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Leggi Tutto.. | Nessun Commento » | Attualità | Tag:Giovanni Colpi, Notizie Milano, ospedale San Paolo 27 gen 2010 |
Un milione di euro per risarcire «la perdita di una vita umana e l’impossibilità per questi genitori di avviare una nuova gravidanza a causa del trauma subito». È quanto chiede il legale della coppia a cui per errore i medici dell’ospedale San Paolo il 5 giugno 2007 hanno eseguito un aborto selettivo sul feto sano e non sul gemellino affetto dalla sindrome di Down, come invece era stato programmato. La somma è stata chiesta dall’avvocato Davide Toscani al processo per aborto colposo a carico di due ginecologhe e per omessa denuncia a carico del direttore sanitario, pur spiegando che «non sarà una sentenza di condanna o il risarcimento dell’assicurazione a dare ristoro a questa coppia che si porterà questo macigno sulle spalle per sempre». A decidere sarà il giudice Anna Conforti davanti al quale si sono tenute la requisitoria dell’accusa e le arringhe difensive. Il pm Marco Ghezzi ha sostenuto che ai medici sarebbe bastato eseguire un rapido test per evitare errori. Per loro ha poi chiesto 2 mesi di carcere, mentre per il direttore 100 euro di multa. «Il minimo della pena – ha detto – perché qui quel che conta è il principio» dal momento che hanno «messo la testa come uno struzzo sotto la sabbia attraverso un’autoassoluzione collettiva inaccettabile». La sentenza è prevista per il 14 dicembre.
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