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La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta di sospensione in via cautelare del decreto legge ’salva-liste’ presentata dalla Regione Lazio. Lo si è appreso da fonti di palazzo della Consulta.© Ultime Notizie - Agenzia di pubblicità - Recensioni film - Annunci badante
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/regionali-lazio-2010-consulta-non-a-sospesione-decreto-salva-liste.html ... Ancora una bocciatura per la lista Pdl di Roma. È la settima consecutiva. A pronunciarla ieri sera è stato il Tar del Lazio, che ha respinto l’ennesimo ricorso con la motivazione forse più drastica. Non solo ha confermato che non ci sono prove che i delegati Pdl fossero in possesso della «prescritta documentazione» alla scadenza dei termini, ma ha anche ribadito l’inapplicabilità del decreto salva-liste nella Regione Lazio (che ha disciplinato con una propria legge la materia elettorale). Il partito di Berlusconi, tuttavia, non rinuncia a proseguire sulla via giudiziaria fino all’ultima stazione: e oggi sarà presentato un nuovo ricorso al Consiglio di stato. L’obiettivo è ottenere in extremis la sospensiva dell’esclusione, sancita dalla Corte d’appello. Insomma, una riammissione sub iudice, in attesa del giudizio di merito che comunque avverrebbe tra qualche mese. Già ieri mattina i legali del Pdl non nascondevano il loro pessimismo per la sentenza del Tar. Le speranze da giorni ormai sono tutte riposte sull’ultimo pronunciamento del Consiglio di stato. Speranze labili. Tuttavia il Pdl ha intravisto un’apertura quando il Consiglio di stato, nella sua prima sentenza, ha dichiarato «improcedibile» il ricorso presentato dopo il mancato deposito della lista. Il secondo ricorso, seguito alla seconda presentazione della lista (sulla base del decreto), è costruito ora sul presupposto che proprio il decreto abbia sanato quel deficit e che dunque la richiesta sia diventata «procedibile». Per il Tar il decreto è inappli... Il corpo a corpo con i giudici ha sempre portato voti a Silvio Berlusconi e anche stavolta il premier non si sottrae al braccio di ferro. Anzi, alza ancor di più il livello dello scontro chiamando stavolta dalla sua parte il presidente della Repubblica che, a suo giudizio, «ha sconfessato l’iniziativa del Csm» anche se – Costituzione alla mano – lo presiede. «L’iniziativa del Csm, sconfessata dall’intervento del presidente Napolitano, – spiega il premier al Tg2 – è l’ennesima dimostrazione di un uso intollerabile della giustizia per fini di lotta politica contro di noi». L’attacco ai pm di Trani per «la risibile inchiesta» e per la fuga di notizie «per la quale qualcuno pagherà», si lega per il Cavaliere alla voglia di fare le riforme subito dopo il voto, «a cominciare dalla rivoluzione liberale, con l’elezione diretta del premier, per continuare con la riforma della giustizia e del sistema delle intercettazioni. E la convinzione che ci sia una trama ordita per escludere le liste a Roma e Milano fa il paio con la campagna della sinistra in favore dell’astensione sul modello francese. Tutto ciò serve al premier per sollevare le percentuali del centrodestra e chiamare alla piazza di sabato. «Prova di festa e non prova di forza», spiega il Cavaliere che giustifica così la scelta di manifestare nonostante il centrodestra sia al governo e non all’opposizione. Malgrado tutto ciò, i sondaggi non sono particolarmente buoni e il tam-tam di una risalita che si è diffuso tra i parlamentari... Sabato prossimo, giorno della manifestazione-evento a cui Berlusconi affida le sue speranze di riscossa, Pier Luigi Bersani sarà in Piemonte. La mattina a Torino, poi a Moncalieri, Ivrea, Biella, Novara. Se il Cavaliere ha deciso di concentrare risorse economiche e organizzative per portare nella capitale decine di migliaia di persone e tentare così di rianimare la sua coalizione nel Lazio priva della lista romana del Pdl, per il segretario del Pd la frontiera più importante è diventata quella piemontese. Il Piemonte è la sola grande Regione del Nord che il centrosinistra può strappare al dominio del centrodestra. Il Piemonte è il laboratorio più importante dell’alleanza Pd-Udc. E non solo. Il Piemonte è diventato in queste settimane anche il terreno di uno scontro diretto, aperto tra i democratici e la Lega (che esprimono con Roberto Cota il candidato-governatore). Sono state settimane di grande affanno per Silvio Berlusconi. Tra lo scandalo sulla gestione dei Grandi eventi e il caos delle liste, il Pd si è giovato di una perdita di credibilità del governo. Tuttavia al Nord il recupero è frenato proprio dalla Lega, che si presenta come il miglior catalizzatore dell’elettore deluso. Così in Piemonte, dove il pronostico è da sempre incertissimo, quella candidatura di Cota che in primo tempo sembrava un cedimento anti-economico da parte di Berlusconi si sta rivelando un fattore di competitività.
Per questo ieri, nel dibattito parlamentare sulla crisi, Bersani ha mirato per colpire la Lega. Pubblicamente. Ce...
Il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto il nuovo ricorso del Pdl contro l’esclusione della lista provinciale di Roma presentata l’8 marzo dopo il decreto legge ’salva liste’. A esprimersi la sezione seconda bis presieduta da Eduardo Pugliese. Appreso il verdetto, il Popolo della Libertà annuncia, per voce di uno dei suoi avvocati, Enrico Lubrano, annuncia il ricorso al Consiglio di Stato. Quello di ieri stasera è il settimo stop alla lista Pdl Roma: due sono arrivati dall’ufficio elettorale centrale, due dalla Corte d’Appello, due dal Tar (compreso quello di oggi) e uno dal Consiglio di Stato. Per l’opposizione, il primo commento è dell’avvocato del Pd Luca Petrucci. “Ventisette giudici danno torto al Pdl – dice il legale -. E’ la conferma che lo sbaglio è tutto loro. Hanno fatto un pasticcio nel presentare le liste e nel fare il decreto. Ventisette giudici confermano la bontà della decisione della commissione elettorale. Ora la smettano di prendersela con gli altri e con i giudici”.Oggi è atteso il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità del Dl Salva-liste. A ricorrere alla Consulta era stata la Regione Lazio che ha chiesto di sospendere il decreto per conflitto di competenza, intervenendo il dl in una materia regolata dalla legge elettorale regionale.
Il premier Silvio Berlusconi scatena la sua ira contro i magistrati. «In questa campagna elettorale», ha esordito Berlusconi, «invece di poter ricordare i risult...
Scaricato di fatto il Pdl, per il più agile movimento dei ”Promotori della Libertà”, Silvio Berlusconi ha ormai solo un argomento nella sua pur fitta agenda: la campagna elettorale in vista del voto di fine mese. La chiamata alle armi del Cavaliere è totale e già a palazzo Grazioli c’è chi si prepara a stilare elenchi di coloro che con più passione sostengono le iniziative del presidente del Consiglio. Non c’è solo piazza San Giovanni da riempire per arrivare all’obiettivo di mezzo milione di persone, ma c’è da fronteggiare l’aggressione di quell’alleanza «inquietante tra procure e sinistra» che per Berlusconi vuole spingere gli elettori moderati lontano dalle urne. In questi giorni di nervosismo il Cavaliere non sembra particolarmente interessato alla solidarietà di ministri e co-fondatori, ma nel salotto di palazzo Grazioli ieri sera c’era chi si sfregava già le mani pensando allo tsunami che il premier ha promesso di scatenare dopo il voto dentro il centrodestra e nel Pdl. Alla Brambilla il premier ha già dato incarico di segnalargli i parlamentari che sostengono e portano adesioni al movimento dei Promotori.In sospeso non c’è solo il conto del pasticcio compiuto a Roma al momento della presentazione della lista o di quel decreto spuntato a fatica al Quirinale e rivelatosi poi inutile. Se la rivoluzione nel Pdl è ormai data per certa, con tanto di regolamento dei conti con Gianfranco Fini e la sua pattuglia, sub-judice resta l’attuale assetto del...
Alla Chiesa romana non piace Emma Bonino. Ma su come intervenire in campagna elettorale ci sono tensioni e differenze nella Chiesa. Ne ha dato prova ieri il cardinale Camillo Ruini, che ieri in un’intervista a il Foglio ha di fatto sollecitato un impegno più netto, più esplicito della comunità ecclesiale. Mentre il suo successore Agostino Vallini aveva appena diffuso una Nota del Vicariato sulle elezioni, ispirata ad assai maggiore prudenza, in cui nulla si concedeva alla candidata radicale ma che non tagliava certo i ponti con le forze cattoliche del centrosinistra. La differenza è più profonda di quanto non dicano i testi. E la vicenda del Lazio non è un caso locale, neppure per l’episcopato. La Nota del cardinale Vallini muoveva dall’«anomalia», preoccupante per i cattolici, di un’esponente radicale alla guida del centrosinistra. Tuttavia sottoponeva ai credenti un catalogo molto ampio di «diritti irrinunciabili». Si parte dai principi etici: «La libertà religiosa, la difesa della sacralità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, le libertà fondamentali della persona, la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, la libertà educativa». Ma pari dignità è data alla questione sociale: «Il lavoro retribuito secondo giustizia, la cura della salute, l’apertura agli immigrati, la casa, la salvaguardia del creato». Nella Nota si sottolinea ancora che «non si possono concedere deleghe» a chi persegue un altro progetto, ma neppure a chi si dice sostenitore della «visione cattolica» p... Al primo turno delle regionali francesi il 53% degli elettori ha disertato le urne. Anche se quattro anni fa la partecipazione superò di poco la metà degli aventi diritto, il termometro delle astensioni segnala comunque una crescita di diffidenza e di sfiducia, peraltro comune ad altri Paesi europei. Da noi un simile crollo non è immaginabile in elezioni (quasi) generali. Tuttavia si avverte che il fenomeno è in crescita. Lo sentono e lo temono partiti e candidati, ben oltre gli effetti del caos delle liste e delle inchieste giudiziarie. Tanto che il sociologo Ilvo Diamanti descrive le stesse manifestazioni di piazza come gli eventi-clou di una strategia che punta soprattutto a mobilitare il proprio esercito. L’astensionismo è ormai, da diverse elezioni, un fattore decisivo per l’esito finale. Quasi mai infatti si distribuisce in modo omogeneo tra i principali antagonisti. Le astensioni, come poi dimostrano le analisi dei flussi, si concentrano di volta in volta su un’area politica. E vince chi è capace di mobilitare maggiormente il proprio bacino: delusione e dissenso, infatti, si manifestano in elezioni politiche più facilmente attraverso il non-voto.Il più preoccupato è Silvio Berlusconi. Teme un destino simile al suo amico Sarkozy. E intanto prova ad esorcizzarlo: «I moderati voteranno in massa», dice. Mentre sia Pier Ferdinando Casini che Pier Luigi Bersani definiscono «deprecabile» o «non augurabile» la crescita del fenomeno in Italia. Al pericolo comunq...
Le elezioni regionali 2010 s’avvicinano, e l’Agenzia per le Comunicazioni ha fatto i suoi calcoli relativi all’informazione pubblica e privata nelle tivvù italiane, monitorando il periodo compreso fra l’11 febbraio e il 6 marzo. Scrive l’Authority: «Pur considerando la situazione di incertezza determinatasi nella presentazione delle liste elettorali», s’è deciso di richiamare tutte le emittenti al rispetto dei principi di «completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste concorrenti, principi ai quali l’informazione deve attenersi con particolare rigore nei periodi elettorali».RAI – Al Tg1 il Pdl è al 24.95 per cento, contro il 18.05 per cento del Pd. Molto distanziati Idv (4.26%), Lega Nord (3.77%), Radicali e Udc a pari merito (2.94%); “non pervenuti” gli altri. Ancora maggiore il distacco tra Pdl (27.10%) e Pd (17.26%) nel Tg2, che “recupera” però tra le coalizioni assegnando un 5.71% all’Idv, un 3.90% ai Radicali e un 2.43% alla Lega; l’Udc è al 5.37%, compare Sinistra e libertà con lo 0.48%. Per il Tg3, Pdl a quota 29.22%, Pd al 23.65%; seguono Radicali (5.62%), Lega (4.51%), Idv (4.45%), Udc (3.51%), Sl (1.56%) e Verdi (0.28%). Per Rainews 24 è quasi parità assoluta tra Pdl (29.47%) e Pd (29.81%); seguono Idv (4.82), Udc (4.71%), Radicali (2.89%), Lega (1.70%), Sl (0.61%), Verdi (0.16%).
MEDIASET – Al Tg5 il Pdl (31.99%) batte nettamente il Pd (18.01%). Alle spalle dei big spunta a sorpresa Rifondazione comunista (10.24), seguita da Radicali (4.7...
Nuovo ricorso del Pdl al Tar del Lazio contro la mancata ammissione della lista provinciale di Roma. Ieri mattina la presentazione da parte dei legali del Pdl: la decisione probabilmente si avrà domani sera. «Sul piano legale è nostro dovere tentarle tutte» ha detto il responsabile elettorale del partito, Ignazio Abrigrani. I primi sei giudizi del Tribunale, della Corte d’Appello, dello stesso Tar, del Consiglio di Stato sono stati tutti negativi. Addirittura il primo giudizio del Tar è stato tra tutti il più radicale: ha escluso l’applicazione del decreto nella Regione Lazio e ha aggiunto che la lista Pdl non potrebbe comunque essere ammessa, anche applicando il decreto salva-liste, perché mancano le prove che i delegati del partito fossero presenti alla scadenza dei termini negli uffici del tribunale con la «prescritta documentazione». Nell’ennesimo ricorso presentato ieri è scritto che i documenti erano in una cartellina in mano ai delegati e che la mancanza di una prova certa è «imputabile alla sola negligenza dell’ufficio elettorale circoscrizionale» che, a giudizio del Pdl, non ha consentito il regolare deposito. Il Pdl ha chiesto anche che, rispetto al primo giudizio, venga modificato il collegio giudicante. La richiesta è stata parzialmente accolta e il giudice relatore sarà Francesca Arzillo e non più Mariangela Caminiti. Il Pdl, comunque, sembra riporre le sue residue speranze più sull’ulteriore giudizio del Consiglio di Stato (a cui sarà presentato ricorso in caso di nuova bocciatura) che non sul Tar. ... La notizia che Silvio Berlusconi è indagato a Trani inietta l’ennesima (ma sarà l’ultima?) bordata di veleni in una compagna elettorale che da anomala diventa sempre più surreale. Milioni di italiani sono chiamati alle urne per decidere chi dovrà amministrare le regioni più importanti ma finora della competizione tra candidati dei vari schieramenti, che dovrebbe essere il succo del confronto, non c’è traccia. Il caos delle liste, le inchieste giudiziarie, i conflitti – palesi o sotterranei – tra istituzioni hanno contribuito ad innalzare consistenti quanto eterogenei polveroni polemici nei quali tutto si confonde e, peggio, tutto si annulla. I leader si rimpallano accuse sempre più veementi, le piazze vengono convocate ad horas, si va avanti a colpi di anatemi – un esempio: Massimo D’Alema attacca il Cavaliere reo di «cercare la rissa» e il Pdl ribatte accusandolo di ingratitudine; l’Italia «è un Paese di cani rabbiosi» chiosa Pier Ferdinando Casini – in un clima progressivamente intossicato a scapito della comprensibilità e della chiarezza che dovrebbero, in una cornice di ”normalità” supportare e orientare le scelte dei cittadini.L’inchiesta di Trani piomba in questo panorama suscitando inquietudine e sconcerto. Al di là delle accuse specifiche rivolte al presidente del Consiglio e contestate dai suoi legali, l’intera vicenda ha i contorni di un magma indistinto in cui non è agevole individuare responsabilità e addebiti circostanziati. La fuga di notizie su intercett...
«Sono disgustato. Vogliono intimidire me, i miei collaboratori e il nostro elettorato». Silvio Berlusconi in questi giorni è nervosissimo. Chiuso nel suo quartier generale di Arcore, ieri ha valutato con i suoi avvocati e con un gruppo di strettissimi collaboratori le mosse da compiere anche in vista dell’appuntamento elettorale. L’inchiesta di Trani è per Berlusconi l’ultima tappa di una strategia tesa a fiaccare il suo governo, «a mettere sotto schiaffo la maggioranza» e a «spingere verso l’astensione i nostri elettori» che dal giorno della bocciatura del lodo-Alfano seguono con crescente disgusto l’incapacità della politica di occuparsi dei problemi veri del Paese. Sul tavolo della sua scrivania c’è il testo del patto programmatico (piano casa, infrastrutture, ambiente, pubblica amministrazione, investimenti) che sabato i tredici candidati governatori del centrodestra dovrebbero sottoscrivere, ma ancora una volta le Procure hanno stravolto la campagna elettorale e, secondo Berlusconi, «messo in ombra i risultati del nostro governo» tentando di vincere le elezioni «impedendo di fatto ai nostri di votare».«Ma vi rendete conto che in questo Paese si ascoltano le telefonate del presidente del Consiglio e di ministri senza che nessuno si scandalizzi!». Anche se l’ira non gli appartiene, come ha recentemente precisato, l’umore di Berlusconi in questi giorni è tale che anche i suoi abituali e giornalieri interlocutori faticano a contenerlo. La sensazione di essere sotto assedio è simile a quella pr...





















